
34. Trentaquattro. Mah... Non sono tanti, in fondo. Ma nemmeno pochi.
Fa un certo effetto, a pensarci. Non mi sento diversa da ieri, no.
E nemmeno tanto diversa da un anno fa, o da 15.
Eppure. Si cresce, si cambia, si evolve. Più responsabilità, più consapevolezza. Più disincanto, forse.
Le cazzate, quelle, si fanno a qualsiasi età.
E, come a 15 anni, non nego che a volte ci provo ancora una certa dose di soddisfazione.
E, come a 15 anni, non nego che a volte mi trovo ancora a leccarmi le ferite.
Il piccolo dorme già. Questa sera mi sono stesa al suo fianco a coccolarlo. Mi ha detto "canta, mamma".
E così ho cantato, con i suoi occhi vicini ai miei, con il suo respiro sul mio viso, con le sue mani nelle mie mani, con il suo sorriso nel mio cuore.
Domani faremo insieme la torta e so già che ci sarà farina ovunque.
Spegneremo le candeline insieme, più e più volte e lui canterà "catti aguri a te, catti aguri a te" ed io so che non resisterò alla tentazione di dirgli che si dice "tanti auguri", ma lui riderà e continuerà a cantarsela come più gli piace.
Il bello di avere un bambino è (anche) che mi sento sempre dire "è bella mamma", ma più mi guardo allo specchio più sono convinta che per quest'anno passi (c'è la crisi...), ma per i 35 anni il regalo di compleanno dovrà assolutamente essere una settimana (un mese sarebbe meglio eh?) di trattamenti super intensivi in una beauty farm. Così... giusto per avere l'illusione che il tempo non passa poi così veloce e, soprattutto, l'illussione di poter diventare una gnocca così.
Non capivo come tante donne passassero ore ed ore a parlare tra di loro sempre e solo dei loro figli moccolosi. Le vicine di casa poi mi sembravano un'organizzazione a delinquere.
Io passavo, e loro smettevano di parlare, guardandomi come fossi una povera marziana infeconda. Io mi limitavo ad un saluto di cortesia ma riuscivo sempre a captare l'argomento del giorno: di che colore era la cacca, il miglior sciroppo per la tosse, quanti denti erano spuntati in una notte, i pannolini più assorbenti.
Mi chiedevo se sia davvero possibile rincoglionirsi così e giuravo che mai e poi mai mi sarei ridotta come loro. Sarei stata una brava mamma, ma avrei continuato a seguire i miei interessi, a parlare di lavoro, politica, sesso, droga & rock'n roll.
E invece. Mi sono spudoratamente e irriducibilmente mammizzata, lo ammetto.
L'asilo, pardon, la scuola dell'infanzia è iniziata da meno di 2 mesi e faccio parte del comitato genitori. Passo le ore a sfogliare riviste di moda 0-12, leggo pile di libri sull'adozione e la genitorialità, frequento tutti i forum di auto aiuto di genitori adottivi e nel cellulare la lista di nominativi maschili è stata pressochè soppiantata da nomi di coppie adottive, psicologi, psicomotricisti, maestra e associazioni varie.
Tra le neo-amiche mamme adottive poi sono diventata un vero punto di riferimento, un faro nella nebbia, una leader indiscussa. Essendo probabilmente quella che più di tutte ha dovuto e deve lottare quotidianamente con un figlio non proprio semplice da gestire, mi telefonano per avere consigli, per sapere che non sono le uniche ad aver passato periodi difficili e puntualmente la telefonata si conclude con il loro sospiro di sollievo e con me che mi dico “ma solo io c'ho un figlio così matto da legare?” .
E proprio in quel momento lui arriva e urla un “mammmaaaaa!!!” mi guarda, ride e mi stampa un bacio bauscioso in faccia. E allora ringrazio tutto il ringraziabile per avere questo figlio, tanto casinaro quanto bello da amare sopra ogni cosa.
L'essermi mammizzata ha avuto però anche degli effetti collaterali non indifferenti sulla mia libido e sul voler sentirmi gnocca contro ogni evidenza. Se a questo aggiungiamo la depressione da post-perdita del posto di lavoro, ne viene fuori un'immagine di me in tuta, pantofole e bigodini, con i rotoli di ciccia che crescono esponenzialmente al numero dei vasetti di nutella svuotati.
Poca voglia di sesso, di curarmi, di fare shopping e di zoccoleggiare per il puro gusto di farlo.
Sono spesso così svogliata che decido di far l'amore solo durante i sogni, che si fa meno fatica e posso sognare di essere bella come la Angelina Jolie e porca come Moana Pozzi.
Ma oggi, presa da un'insolita voglia di formula d'urto anti-depressione mal tempo, ho deciso di darmi una botta di vita. Capelli strapazzati ad hoc con la piastra, rossetto rosso-lucido, reggiseno push-up marca “Comeaventanni”, perizoma marca “Filointerdentale”, (magari potrei omettere di dire che ho indossato la guaina marca “Tiradentrolapanza"), scarpe nere tacco 12 marca “RegalodiSpeedQueen”, profumo marca “Eue de mam fatal”.
Appuntamento al buio al Bar Taldeitali con brizzolato rappresentante di vernici con alito di fogna che per rendersi accattivante decide di farmi dei test di logica e di dispensare consigli su come avere più chanches per trovare lavoro. Dulcis in fundo il tricheco incravattato tenta l'approccio e vorrebbe baciarmi e mi ricordo che, in fondo, essere mamma ha i suoi grandi vantaggi: “scusa, ma devo scappare a prendere il pupo all'asilo”.
Entro in macchina, spoglio i tacchi 12, infilo le più comode scarpe da ginnastica e corro tra le braccia dell'uomo della mia vita: il mio LittleCrazySoviet.
Signora del Centro per l'Impiego
(che da ora chiameremo S.C.I.): Bene, con questa procedura ho inserito tutti i tuoi dati nel database provinciale.
RUGY: Bene! Allora presto mi troverete un lavoro, vero?
S.C.I.: Ehh... cosa vuoi... c'è la crisi...
RUGY: Eh già... Però dai, 15 anni di onorato servizio non si buttano mica via, no?
S.C.I.: No ma... Le poche aziende che assumono in questo periodo nero cercano di abbattere il più possibile i costi.
RUGY: (Più di quanto facciano normalmente??) ....
S.C.I.: E' che sei troppo vecchia per essere assunta come apprendista...
RUGY: (Li mortacci!) ....
S.C.I.: E troppo giovane per rientrare nelle liste degli anziani che vengono reinseriti nel mondo del lavoro...
RUGY: (Ambè...) ...
S.C.I.: Se almeno tu fossi una cassaintegrata... O fossi iscritta nelle liste di mobilità...
RUGY: ....
S.C.I.: Ma certo! Ci sarebbero le categorie protette! Sei invalida?
RUGY: Ehm... no....
S.C.I.: Nemmeno qualche punticino di invalidità?
RUGY: (Potrei farmene prestar un po' dallo zio, che ne ha tanti!) No...
S.C.I: Uhm... se le cose stanno così mi spiace... Temo che tu non abbia i requisiti migliori. Ripassa tra un annetto e vediamo come andranno le cose.
RUGY: (Glielo dici tu al Silvio dove se lo può cacciare il suo ottimismo?) Grazie e arrivederci.
P.S. Ogni riferimento a fatti e persone è puramente verità
Un anno.
Dovessi mettere su una bilancia i momenti felici ed i momenti bui, certamente il peso penderebbe per questi ultimi.
Mi sono ritrovata in casa un figlio già preconfezionato, un figlio che, tra tanti, non avrei scelto, che in certi giorni avrei voluto rispedire come un pacco postale, come un biglietto del treno di solo ritorno, esausta e stremata dalle sfide, dai rifiuti, da silenzi impenetrabili, da pianti inconsolabili, dalla rabbia gettata addosso come vomito. Frustrata nel sentirmi incapace, smorzata nella certezza di un innato istinto materno che mi abbandonava nel momento del bisogno.
Un anno, dicevo.
Ed ora non so più pensare alla mia vita com'era prima, certo sarebbe più tranquilla ma decisamente incompleta.
Ho pianto i primi giorni all'asilo ed ora ho nostalgia di ogni momento, anche di tutti quelli che ho perso per sempre: il primo dente, i primi passi, la prima parola... Ma poi penso alla prima volta che mi hai chiamato mamma, alla prima volta che hai visto la luna e le stelle, a quando ti sei allacciato un bottone da solo, a quando ti rannicchi nel mio abbraccio e siamo un tutt'uno. Ogni piccola conquista ha un sapore speciale.
Quanto cuore e coraggio e pazienza e forza sono serviti per lasciarci per sempre quel cancello alle spalle ed iniziare una nuova vita. Scuoto la testa e mi dico che bisogna proprio essere pazzi suonati per aver affrontato tutto ciò. Ma poi l'orgoglio mi inumidisce gli occhi e penso che è la cosa più bella che abbia mai fatto in vita mia.
Mamma non si nasce, si diventa.
Figlio si nasce, da una pancia, e si diventa, dall'amore.
MammaRugi: Amore...
LittleCrazySoviet: .....
MammaRugi: Vieni qui, patatino...
LittleCrazySoviet: .....
MammaRugi: Dai, su, vieni qui, non farti pregare sempre...
LittleCrazySoviet: .....
MammaRugi: Ehi! Tu! Pistolino! Dico a te! Vieni qui subito!
LittleCrazySoviet: .....
MammaRugi: Guarda che mi sto arrabbiando, vieni qui a sistemare tutti i tuoi giochi!
LittleCrazySoviet: .....
MammaRugi: Conto fino a 3 e se non vieni qui subito a sistemare sto casino non ti porto in piscina, non ti dò la caramella che ti piace tanto, non ti canto la ninna nanna stasera, non vedi la televisione per una settimana, nascondo i tuoi dinosauri preferiti e, per finire, ti dò pure un calcio in culo!
LittleCrazySoviet: .....
MammaRugi: Uuunooo....
LittleCrazySoviet: .....
MammaRugi: Duuuueeee.....
LittleCrazySoviet: .....
MammaRugi: TTTRRREEEE!!!
LittleCrazySoviet:

Il piccolo dorme accoccolato al peluche del pesce Nemo che questa sera ha voluto rubare (pardon... prendere in prestito) all'amichetto vicino di casa.
E' così bello quando dorme, starei attimi infiniti a scrutare ogni particolare del suo viso, appena rischiarato dalla luce fioca che entra dalla finestra.
Sembra dormire di un sonno sereno, e mi sorprendo di quanto ogni sera mi sembri improvvisamente piccolo e bisognoso d'amore. Quello stesso amore che poi, durante le sfide quotidiane, sembra spesso voler rifiutare.
Ho spento le luci e sono uscita fuori, a guardare le stelle, che se le si cerca bene se ne trova qualcuna anche qui, nel cielo di città.
C'è una brezza leggera, che mi scompiglia i pensieri, i ricordi e i buoni propositi.
Gli sbagli fatti mi bruciano tanto e li sto pagando cari, ma ho voglia di voltare pagina, di chiudere per sempre un capitolo della mia vita e di cominciarne uno nuovo, possibilmente migliore.
Guardo le stelle mentre un cane abbaia lontano.
E' così bello quando tutto sembra immobile, quando la vita che di giorno brulica e collassa, di notte trova nuova linfa nel silenzio e nella stasi.
Torno a pensare al mio cucciolo e mi dico che in fondo sono e sarò una brava mamma.
L'altro giorno al telefono con un'amica, di quelle poche e vere che rimangono vicine anche da lontano, mi sono sentita dire: "Tu e solo tu potevi essere la sua mamma. Un'altra al posto tuo magari non riuscirebbe, ma tu sì, perchè hai la giusta calma e serenità d'animo per colmare tutti i suoi buchi neri."
Fa sempre un certo effetto vedersi dal di fuori, con gli occhi degli altri ed ora che questa frase mi rifrulla in testa mi rendo conto che forse ha proprio ragione lei.
Io comunque le ho risposto: "Guarda, in verità ci vogliono un cuore grande come il castello di Re Artù e due palle grandi come quelle dell'Orso Yoghi."
Ma a ben pensarci, basterebbe avere una brava baby sitter!
La psicologa dice che sono stressata.
Io vorrei uscire, dopo un'ora e mezza passata nel suo ufficio, con il manuale del perfetto genitore in mano. Una bacchetta magica sarebbe pure meglio, che non dovrei nemmeno perder tempo a leggere. Come fanno le fate delle favole, basta alzarla così, librarla un po' nel cielo, e la bacchetta fa tutto da sola ed ogni problema svanisce, come spariscono le macchie di unto dopo aver passato il Cif.
Dovrei essere felice, invece sono stressata. Vorrei soluzioni facili, come dire due+due fa quattro, invece sono solo stressata, e ci si rivede dopo le vacanze.
Ed io che vorrei scrivere, scrivere cose belle di mio figlio, scriverle per lui e poi rileggerle più in là, e ricordarci tutti e due com'è stata la sua prima volta al mare, che tremava per l'emozione.
Vorrei scrivere di come fa a mangiare il gelato, che si ficca tutto il cono in bocca e la panna ormai liquida cola inesorabilmente sui vestiti, machissenefrega, lui lecca il gelato e ride ed io nel suo sorriso mi sciolgo più del suo gelato.
Vorrei tornare a scrivere, a ridere, a fotografare, a far bene l'amore. Ed invece vivo il presente senza più guardare al passato e con la paura del futuro. Non dormo e penso.
Ho comprato la macchina nuova e sono solo una consumista come tutti, che in fondo la mia vecchia Panda mi avrebbe portato a spasso ancora a lungo. Ma c'era l'offerta del 3x2, come non approfittarne?
Detesto Facebook e non capisco perchè abbia così successo. Però un giorno mi ha rintracciato una compagna delle elementari. Si era trasferita qui con i genitori dalla Sicilia, dove poi era ritornata dopo 3 anni.
Mi dice che conserva ancora le lettere che ci scrivevamo a 10 anni.
Ci sembrano così buffe e tenere, ora.
Era una bambina e scriveva: "da grande voglio fare la maestra, come mia mamma". Ora insegna, ed è precaria, ma ha realizzato il suo sogno di bambina. Io mi ritrovo senza lavoro, e ancora non so cosa voglio fare da grande. Mi dice: "Luca mi piaceva perchè disegnava benissimo i cavalli. Tu mi piacevi perchè mi proteggevi e mi facevi sentire grande".
Penso che sarebbe bello se un giorno mio figlio mi dicesse la stessa cosa.
Per ora leggo di ferite primarie, cerco di placare rabbia, paura e morsi, cerco di interpretare parole che faticano a uscire e attendo tempi migliori.
C'era gran movimento ieri in piazza. E la musica pure. E i soliti rintocchi alle 10. Ben diverso dalla sola eco di passi e cuori pulsanti di tempi ormai lontani.
Forse avrei bisogno di accendere una sigaretta, guardare le stelle e ritornare a respirare natura e ricordi in quel posto lì. Proprio quello lì.
La risorsa avrà un'età compresa tra i 20 e 22 anni, bella presenza, diplomata ma possibilmente laureata, con ottima conoscenza di inglese, tedesco, russo e arabo. Avrà maturato un'esperienza almeno quinquennale in back & front office, data-entry, remote banking, con spiccate doti di problem solving.
Inserimento per 3 mesi, con possibilità di rinnovo di 3 mesi in 3 mesi, fino all'età di 55 anni, poi eventuale assunzione a tempo indeterminato (se non è schiattata prima).
Contratto come da CCNL, stipendio come da decisione di sfruttamento del datore.
Costituisce titolo preferenziale la naturale proponsione ai rapporti orali interpersonali, flessibilità di piegarsi a 90°, disponibilità a turni, straordinario, lavoro festivo, isole comprese.
No perditempo.
Solo se veramente interessate inviare dettagliato curriculum vitae al seguente indirizzo e-mail:
molopigliinqulo@ricordatilavasellina.it

(photo by: http://www.flickr.com/photos/gosiajanik/3315930213/)
E' facile sai
averti
se chiudo i miei begli
occhietti spenti
Da tempo non ti cercavo tra le silenziose ombre sul soffitto, ma questa notte chiudo glio occhi e ti trovo qui
e cerco su di me
la tua pelle che non c'è
eppure mi respiro e sento il tuo odore
poi ti entro, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei
forse sei un congegno che
si spegne da se
Chi sei non l’ho capito mai, o forse l’ho capito così bene che nemmeno tu lo sai
e puoi maledire
la tua bocca
se sbagliando mi chiama
quando lui ti tocca
Non si vive di mancanze, ma il mio nome ancora lo sussurri
cercherò su di me
la tua pelle che non c'è
ti entravo, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei
forse sei un congegno che
si spegne da se
Come ti spegni non lo so, ma ad accenderci è bastato il fuoco
Ricominciare a 60 anni suonati, come essere appena venuti al mondo.
Ciucciare acqua da una cannuccia come fosse latte da un capezzolo, pisciarsi addosso e aspettare che qualcuno venga ad asciugare quel caldo umido che cola tra le cosce.
Cercare le parole nell'infinito spazio cosmico che è la mente.
Quelle stesse parole che fino al giorno prima scorrevano fluenti.
Ricostruire pezzi di vita come in un puzzle. Volti, nomi, cose, alzare un dito, respirare, dormire, scoreggiare. Respirare. Ricominciare a vivere.
Ricominciare senza lui.
L'abito bianco da tempo appeso alla gruccia in un angolo dell'armadio.
I sogni, quelli, forse sono solo un po' più in là.
Come sembrano sbiadite, ora, quelle fotografie che vi ritraevano sorridenti e felici.
Ricominciare a riempire cassetti improvvisamente vuoti come l'anima. Le sue mutande e i suoi calzini troveranno nuovi cassetti in cui essere riposti da mani che non sono più le tue.
Ricominciare, con il mutuo da pagare e due creature che un giorno ti chiederanno "perchè se n'è andato papà?"
Ricominciare, e pensi ad una serata in discoteca come quando avevi 20 anni, ma poi ti ritrovi a fare una puntata al bingo sperando in soldi piovuti dal cielo, che da lui di certo non ne avrai.
Ricominciare a piangere e pensare che in fondo non ti meriti questo dolore.
Lui se ne va con un'altra, e tu hai deciso che è giunta l'ora di cambiare divano.
Quel divano che lui amava tanto.
Ricominciare a cercare un lavoro. Dopo 15 anni pensi che starai lì fino all'età della pensione. E invece.
Sfogli il giornale in cerca del tuo futuro e ti gira in testa solo una parola: precario.
Non hai mai amato i cambiamenti ed ora ti ritrovi a chiederti cosa vorresti fare da grande e cosa farai domani per pagare le bollette.
Il canone RAI è ancora appeso al frigorifero con una calamita.
Appena sotto, la lettera di licenziamento.
A fianco, la foto del tuo bambino che ride.