venerdì, 03 aprile 2009, ore 15:12

La risorsa avrà un'età compresa tra i 20 e 22 anni, bella presenza, diplomata ma possibilmente laureata, con ottima conoscenza di inglese, tedesco, russo e arabo. Avrà maturato un'esperienza almeno quinquennale in back & front office, data-entry, remote banking, con spiccate doti di problem solving.
Inserimento per 3 mesi, con possibilità di rinnovo di 3 mesi in 3 mesi, fino all'età di 55 anni, poi eventuale assunzione a tempo indeterminato (se non è schiattata prima).
Contratto come da CCNL, stipendio come da decisione di sfruttamento del datore.
Costituisce titolo preferenziale la naturale proponsione ai rapporti orali interpersonali, flessibilità di piegarsi a 90°, disponibilità a turni, straordinario, lavoro festivo, isole comprese.
No perditempo.
Solo se veramente interessate inviare dettagliato curriculum vitae al seguente indirizzo e-mail:

molopigliinqulo@ricordatilavasellina.it

LaRugiada

martedì, 03 marzo 2009, ore 15:44

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(photo by: http://www.flickr.com/photos/gosiajanik/3315930213/)

E' facile sai
averti
se chiudo i miei begli
occhietti spenti

Da tempo non ti cercavo tra le silenziose ombre sul soffitto, ma questa notte chiudo glio occhi e ti trovo qui 


e cerco su di me
la tua pelle che non c'è

eppure mi respiro e sento il tuo odore


poi ti entro, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei
forse sei un congegno che
si spegne da se

Chi sei non l’ho capito mai, o forse l’ho capito così bene che nemmeno tu lo sai


e puoi maledire
la tua bocca
se sbagliando mi chiama
quando lui ti tocca


Non si vive di mancanze, ma il mio nome ancora lo sussurri


cercherò su di me
la tua pelle che non c'è
ti entravo, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei
forse sei un congegno che
si spegne da se

Come ti spegni non lo so, ma ad accenderci è bastato il fuoco

(PELLE - Afterhours)

LaRugiada
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categoria : canzoni

mercoledì, 04 febbraio 2009, ore 23:14

Ricominciare a 60 anni suonati, come essere appena venuti al mondo.
Ciucciare acqua da una cannuccia come fosse latte da un capezzolo, pisciarsi addosso e aspettare che qualcuno venga ad asciugare quel caldo umido che cola tra le cosce.
Cercare le parole nell'infinito spazio cosmico che è la mente.
Quelle stesse parole che fino al giorno prima scorrevano fluenti.
Ricostruire pezzi di vita come in un puzzle. Volti, nomi, cose, alzare un dito, respirare, dormire, scoreggiare. Respirare. Ricominciare a vivere.

Ricominciare senza lui.
L'abito bianco da tempo appeso alla gruccia in un angolo dell'armadio.
I sogni, quelli, forse sono solo un po' più in là.
Come sembrano sbiadite, ora, quelle fotografie che vi ritraevano sorridenti e felici.
Ricominciare a riempire cassetti improvvisamente vuoti come l'anima. Le sue mutande e i suoi calzini troveranno nuovi cassetti in cui essere riposti da mani che non sono più le tue.
Ricominciare, con il mutuo da pagare e due creature che un giorno ti chiederanno "perchè se n'è andato papà?"
Ricominciare, e pensi ad una serata in discoteca come quando avevi 20 anni, ma poi ti ritrovi a fare una puntata al bingo sperando in soldi piovuti dal cielo, che da lui di certo non ne avrai.
Ricominciare a piangere e pensare che in fondo non ti meriti questo dolore.
Lui se ne va con un'altra, e tu hai deciso che è giunta l'ora di cambiare divano.
Quel divano che lui amava tanto.


Ricominciare a cercare un lavoro. Dopo 15 anni pensi che starai lì fino all'età della pensione. E invece.
Sfogli il giornale in cerca del tuo futuro e ti gira in testa solo una parola: precario.
Non hai mai amato i cambiamenti ed ora ti ritrovi a chiederti cosa vorresti fare da grande e cosa farai domani per pagare le bollette.
Il canone RAI è ancora appeso al frigorifero con una calamita.
Appena sotto, la lettera di licenziamento.
A fianco, la foto del tuo bambino che ride.

LaRugiada

giovedì, 15 gennaio 2009, ore 23:22

Non sono morta sopraffatta dagli eventi, anche se a volte ho ancora la sensazione di annegare.
Anno nuovo, computer nuovo, tv lcd nuovo, conto corrente come al solito: in rosso.
Ma soprattutto, anno nuovo, vita nuova e la voglia di trastullarmi ancora un po' nella beatitudine di essere diventata mamma, e ai conti ci penserò più avanti.
Abbiamo festeggiato i tuoi 3 anni, cucciolo. Il tuo primo compleanno a casa, con la tua famiglia, ed è stata un'emozione indescrivibile vedere soffiare la tua gioia di vivere su quelle candeline, e non sai quanto ho desiderato forte che la gioia di quel giorno ti accompagni per sempre.
Ho sfornato dolci per due giorni, che certo la pasticceria li fa più buoni e belli, ma vuoi mettere la soddisfazione di dire "ho fatto tutto questo con le mie mani, e l'ho fatto per te"?
Una festa memorabile, con tutte le persone che ci amano ed hanno imparato già ad amarti.
Tanto presi dal tuo compleanno, non ci siamo sbattuti troppo a raccontarti del Natale. Ci sarà tempo.
D'altra parte ho sempre avuto un rapporto conflittuale con tutto ciò che è diventato il Natale.
Quest'anno però me lo ricorderò per il discorso tra il solenne e il commosso con cui ci siamo ritrovati una busta in mano piena di soldi e firme. "Come vedete quest'anno sotto l'albero non ci sono regali. Al diavolo! Il regalo più bello ora è qui. Questi soldi sarebbero finiti come sempre in carta velina e sorrisi di circostanza".
Forse Natale è proprio questo. Gli amici e i parenti ti sorprendono ed emozionano anche così.
Come quando, con una pacca sulla spalla: "Ci fosse ancora tuo papà, sarebbe il nonno più felice al mondo". Già...

Intanto tu sei cresciuto di 6 cm da quando sei qui, conti quattro volte uno, poi c'è ciqqui e sei.
Fai la cacca tre volte al giorno, prendi a camionate il bambolotto, te la ridi e poi dici "ohhh bua!".
Cammini come il mammut de "L'era glaciale", soffi sulla minestra come il drago di "Shrek" e nella vasca nuoti come il pesciolino "Nemo". Ed io ho già messo nel cassetto i buoni propositi del "quando avrò un figlio, niente TV".

IMG_0405bnwebIeri guardavi scorrere lo screen saver, e puntando il dito su questa foto che ho scattato 2 anni fa al Motor Show:
"Mamma!"
"Chi è questa, amore, la mamma?"
"Noooo!"
E te ne sei andato ridendo.
Ecco, proprio vero che i bambini non si riesce mai a fregarli!

 

LaRugiada

mercoledì, 03 dicembre 2008, ore 23:33

Ebbene sì. Dopo più di due mesi di mammismo full time, finalmente oggi mi sono fatta un bagno.
Intendiamoci, non è che in tutto questo tempo non mi sia mai lavata. Fosse così potrei pensare che a mio figlio possa venire nostalgia dell'odore del cavolo russo!
Diciamo che mi sono fatta IL bagno. Quello con la B maiuscola, quello che piace tanto a me.
Immersione in vasca colma di acqua bollente e schiuma profumosa al cioccolato, che vien voglia di mangiarla tutta.
Ho letto beatamente in ammollo le ultime 30 pagine de "La solitudine dei numeri primi" (la mia recensione sta nel mezzo tra quella di
Wayne e quella di Giò: insomma, mi è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire).
Ho eliminato meticolosamente i peli superflui (un giorno, lontano, Dio mi spiegherai perchè cavolo ci hai dotato di peli), che in due mesi si fa presto a passare dal deserto del Sahara alla foresta amazzonica.
Una volta aperto l'armadietto ho dato il via alla spalmazione impulsivo-compulsiva di tutte le creme trovate: rimineralizzante viso luminoso - contorno occhi - collo e decolletè - mani vellutate - tette in su - ventre piatto - chiappe sode - cosce snelle.
C'era anche della crema pasticcera. Me la sono mangiata tutta.
Unghie dei piedi laccate bordeaux.
Maschera antistress per capelli. Phone, piastra, pasta modellante.
Eyeliner, matita contorno labbra, rossetto efffetto "non potrai più fare a meno dei miei baci".
Breve ma intensa pausa di estasiante autocompiacimento davanti allo specchio.
Dopo due mesi di desperate mummy mi sento finalmente pronta e carica per una notte di sesso selvaggio e trasgressivo, proprio come ai vecchi tempi.
Dito malizioso sul pizzo del reggiseno, un ultimo sguardo ammiccante alla mia immagine nello specchio e...
"Mammaaaaa caccaaaaaaaa!!!"
"Si sente, tesoro, si sente...."

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categoria : facezie, figlio

martedì, 18 novembre 2008, ore 15:15

- Ciao!
- Ehi ciao!
- Allora, com'è?
- Bene bene. Il pargolo si è appena addormentato ed io ne approfitto...
- Fai bene a riposarti. Starai leggendo un libro, immagino.
- Libro? E' da due mesi che non ne apro più uno! No, ne approfitto per preparare la cena per stasera.
- La cena? Ma sono sole le due del pomeriggio!
- Beh ma una volta che lui si sveglia devo dargli la merenda, poi lavargli muso e mani, che avrà lo yogurt spalmato fin sopra i capelli, poi tirare un luuuungo sospiro, contare fino a un milione avendo cura di essermi prima incerottata la bocca per evitare che al momento topico mi venga un "Ma porc putt chi azz me l'ha fatt far, ti prend a calc in cul e ti rimand da dov sei venut", quindi metterlo sul tavolo allontanando tutte le sedie di modo che non possa scappare, e finalmente iniziare a vestirlo e, dopo circa mezz'ora di urla, calci e morsi riuscire a mettergli finalmente anche il cappello per uscire e portarlo allo Spazio Gioco dove, come un dolce angioletto, farà il ruffiano con tutte le altre mamme per ingraziarsi sorrisi e carezze ed io mi sentirò dire "E' proprio un tesoro tuo figlio, è così simpatico e carino". Ovviamente ogni martedì piove, così usciti dallo Spazio Gioco vorrà saltare in ogni pozzanghera o cercare di prendere con le mani la luce del lampione che vi si rispecchia. Quindi una volta a casa di corsa a fare il bagnetto, che adora alla follia tanto che non vorrebbe mai uscire dalla vasca da bagno. Poi di nuovo mi incerotto la bocca, conto fino a un milione e ricomincio la vestizione. Et voillà, è ora di cena!
- Ah! .... Ehm... E insomma, cosa stai cucinando di buono?
- Piselli e patate.
- Buoni!
- Pare siano gli unici vegetali che gli piacciano. Ne farà un'indigestione.
- Insomma, vedi che tuo figlio ha proprio preso tutto da te?
- .... ?
- L'unica differenza è che quelli di cui facevi indigestione tu non appartenevano al mondo vegetale!
- Orpa! Bei tempi quelli... Proprio vero che un figlio ti cambia la vita!
- Te l'avevo detto, no?
- Azz... si è svegliato! Ciao neh!
- Cià.

LaRugiada
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categoria : facezie, figlio

giovedì, 30 ottobre 2008, ore 15:50

Ed eccomi qui, finalmente riesco a trovare un attimo di quiete per raccogliere pensieri ed emozioni.
Lui dorme nel suo lettino, proprio alle mie spalle.
Fa strano, sì.
Strano trovarmi sfinita la sera, inciampare in una macchinina o un Lego, trovare un maccherone al sugo spiaccicato sotto la ciabatta, fare tifo da stadio ogni volta che la cacca è nel vasino e non nel pannolino.
Strano sentirmi chiamare mamma, ritrovarmi piena di lividi perchè lui ride, mi guarda e morde, come se fosse la coccola più bella che potesse farmi.
Strano svegliarmi di notte ogni volta che lo sento girarsi, io che non mi svegliavo mai nemmeno con una cannonata.
Strano pensare a come era il mio mondo solo un mese fa, che sembrano passati anni luce.
Diciotto giorni passati in Russia sembravano un'eternità. Per quanto ci si prepari, non si è mai pronti abbastanza alla solitudine di ritrovarsi a fare la mamma in un luogo che non è casa.
Avrei voluto amare questa terra, grande madre Russia, terra di mio figlio, ma ho desiderato solo lavarmela dalla pelle e dai vestiti.
Poi forse, chissà, tra qualche tempo avrò nostalgia delle campane della cattedrale e delle sue cupole dorate, delle foglie secche al parco in cui ci rotolavamo ridenti e chiassosi, delle zuppe calde con cavolo e bollito.
Ora è ancora vivo il ricordo della diffidenza della gente, alcune mamme che allontano i propri figli dal nostro perchè sentono che siamo stranieri, la netta sensazione di essere solo vacche da mungere, la pacata riservatezza con cui parla la gente, e guai a chi viene a dirmi che noi del nord siamo freddi!
Per quanto pensavo di essere pronta ed informata di ogni possibile reazione e stato d'animo, la depressione post-"parto" m'è piombata addosso in pieno.
Sapevo benissimo che i figli adottivi all'inizio scielgono sempre un genitore e che molto spesso è il papà, ma certo trovarmi faccia a faccia con il suo rifiuto non è stato facile.
E così mi ripetevo come un mantra "tranquilla, ci sono passate tutte, poi passa", ma le lacrime si versavano a fiotti.
Ma ora siamo qui, finalmente insieme, e non posso non sorridere e sciogliermi di tenerezza pensando al suo visetto serio e curioso quando lo abbiamo portato al lago, sentirlo esultare con un "aaaaauuuuuaaaa!!!" (acqua), vederlo rincorrere il gatto per potergli tirare la coda, saltare sul letto terrorizzato perchè ho acceso l'aspirapolvere o il phone, la sua estasi la prima sera che ha visto il cielo stellato, l'allegria con cui si fionda in tutte le pozzanghere quando piove.
Un figlio, forse, non è mai come ci si immagina che sia.
Le sfide che mi lancia sono ogni giorno che passa sempre più grandi e ci sono momenti in cui vorrei scappare e lasciarlo lì e che si arrangi, poi penso a come stringe la mia mano prima di addormentarsi, penso alle sue risate e ai suoi sguardi tutti da decifrare e mi chiedo cosa gli passa per la testa, penso al profumo della sua pelle e al suo passato che chissà cos'è stato e allora... io non mollo perchè "sono la tua mamma".

LaRugiada
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categoria : amore, figlio

venerdì, 19 settembre 2008, ore 16:26

SI PARTE!!


L'emozione e l'ansia sono tali che non trovo le parole...

Arrivederci, amici miei!

LaRugiada

lunedì, 25 agosto 2008, ore 15:51

Avete presente il vestito rosso del mio avatar?

Ce l’ho da circa 6 anni. Comprato per indossarlo al matrimonio di una mia amica. Vestito che tiro fuori solo nelle occasioni che contano. Certo 6 anni fa i bottoni tiravano meno, ma che devo rimettermi a dieta ormai non lo dico nemmeno più.

Avete presente il sorriso che si intravede nel mio avatar?

Forse è lo stesso che ho avuto stampato in faccia nel momento in cui, in piedi davanti al giudice togato, con quel suo tono distaccato e frettoloso che pure mi sembrava il più dolce dei suoni, siamo stati ufficialmente dichiarati genitori di nostro figlio.

L’aula del Tribunale era la N. 44.

E a me è parso un segnale, una coincidenza astrale-divina-numerica non casuale. Ho voluto credere che fosse così. Il ’44 è l’anno di nascita di mio padre, e più che mai ho desiderato che fosse ancora qui per poterlo sentire chiamare nonno.

 

Avete presente cosa si prova nel riabbracciare il proprio bambino dopo quasi 4 mesi lontano da lui?

Io faccio ancora fatica a descrivere la gioia nel vederlo cresciuto e sano, nel vedere i suoi piccoli progressi, capire che a modo suo ci ha riconosciuti, ci ha accettati, che ha coniato un “dadà”, per chiamare indistintamente mamma o papà.

 

Avete presente cosa si prova ad arrivare nel giardino dell’istituto ed essere circondati e sommersi da goffi bambini sorridenti e scalmanati che tendono le mani per prendere le caramelle, un gioco o essere presi in braccio chiamandoci a ripetizione “mama i papa”?

Vien voglia di portarli via tutti da lì, vien voglia di amarli tutti, indistintamente, con i loro lividi sulla fronte e nel cuore, con il moccolo al naso, con l’occhietto strabico o con i denti neri di carie.

Lì c’è tutto il non senso dell’abbandono. C’è tutto il dramma del diritto ad un’infanzia serena che viene negato.

C’è tutto il non senso della politica marcia, della fragilità diplomatica, dell’asfissia burocratica, della corruzione.

Ma è proprio lì che c’è tutto il senso della grandiosità dell’amore e della speranza. E’ nel sorriso di un bambino che ha ricevuto una carezza, è vedere l’effetto miracoloso che un semplice gesto di attenzione può avere su ognuno di loro, perché amare è una continua meraviglia, è avere la sensazione di ricevere molto più di quel che si è dato.

In altre parole, non ho ancora con me il mio bambino, ma sto già pensando alla seconda adozione...

LaRugiada

venerdì, 01 agosto 2008, ore 11:21

Ci chiederanno di noi, e di te, del tuo nome, della tua storia, di come è stato incontrarti, di come intendiamo crescerti, se c’è una casa pronta ad accoglierti.

Sto già pensando a quale vestito indossare quel giorno, che l’abito non fa il monaco, certo, ma diventerò la tua mamma a tutti gli effetti e questa è mica roba da poco.
Si dice poi che i russi ci tengono all'eleganza in queste occasioni.

Potrò finalmente riabbracciarti e muoio dalla voglia che sia subito, ora.

Poi la paura un po’ mi assale, che di tempo ne è passato tanto e chissà se ti ricorderai di noi, se sorriderai vedendoci arrivare o se sarai arrabbiato per non averti portato via subito da lì.

Provo ad immaginare quanto sei cresciuto, se i tuoi capelli sono un po’ più lunghi, se indosserai ancora la maglietta gialla con i cagnolini della Carica dei 101 o sarà  diventata ormai troppo stretta.

Intanto nella lista delle cose da non scordare mi sono segnata “metro”, che devo prenderti le misure e una volta rientrata a casa potrò finalmente comprare vestiti e scarpe per quando arriverai.

Ho così voglia di buttarmi in questa nostra nuova vita, e al tempo stesso tremo di paura.

Scrivo in quella che presto sarà la tua cameretta. Guardo il tuo letto e mi chiedo quante volte ti addormenterai abbracciato a me, dopo avermi chiesto di raccontarti la tua storia.

Sulla mensola le matrioske in ordine di grandezza, la Brutale, la R1 e la M1 di Valentino Rossi, che nelle tue manine andranno sicuramente distrutte in breve tempo, ma la passione per le moto bisognerà pure trasmettertela e guai a te se non ti allacci il casco e vai piano!

C’è anche il topino di pezza con cui hai giocato dal primo giorno. Lo guardo spesso e mi fa così tenerezza che lo bacio e lo annuso sperando di poter sentire ancora il tuo profumo.

Penso che sarà atroce doverti lasciare ancora una volta, senza poterti spiegare che il mondo dei grandi è tanto complicato. Ma perdonaci, se puoi, che poi sarà per sempre.

E’ buffo. Solo in questi giorni mi sono resa conto che non ti ho mai detto il mio nome.

Ti ho solo detto “ehi ciao piccolo, sono la tua mamma”.

E tu “mamma” mi hai chiamato.

LaRugiada
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categoria : russia, figlio