lunedì, 31 ottobre 2005, ore 20:37

HALLOWEEN. Ma con tutte le americanate che abbiamo importato, ci voleva anche questa??

Alla fine, come in ogni cosa, si perde il senso del vero significato e dell'antica tradizione e diventa tutto sempre e solo un grande affare.

Allora mettiamoci la maschera, scaviamo la nostra zucca, che tanto a nessuno verrà in mente di farci un bel risottino con la polpa della zucca, ma la butterà via, semplicemente, e andiamo in giro nella notte a caccia di spiriti cantilenando il tormentone "scherzetto o dolcetto" o... "trick or treat" se vogliamo essere più internazionali e globalizzati...

Buon Halloween! (tra qualche anno dovremo farci gli auguri come a Natale???)

LaRugiada

sabato, 29 ottobre 2005, ore 00:45

gambe2LO SCHIAVO.

L'avevo trovato, finalmente. Un uomo cinquantenne, molto affascinante e brillante, alto, tonico, molto curato, con bellissimi occhi azzurri, un'importante dirigente d'azienda che passava l'intera giornata lavorativa a prendere decisioni, impartire ordini e mansioni ai suoi collaboratori, mentre nel privato non aspettava altro che mettersi a completa e sottomessa disposizione di una modesta impiegata di un anonimo studio. Questo risvolto mi affascinava tantissimo. Pensavo fosse la legge del contrappasso. Per lui non era un modo alternativo per variare ogni tanto il modo di far sesso. Lui era proprio annoiato e inappagato dal sesso inteso come penetrazione fine a se stessa. E da sempre godeva del suo dolore, della sua condizione di schiavitù e sottomissione alla sua donna.

Raschiando a fondo la mia anima buona e romantica, non potevo far a meno di immaginare con eccitazione e stupore un uomo letteralmente sotto i miei piedi che aspettava solo di poter godere nell'essere calpestato e obbedire alla mia volontà.

Avevo imposto che si rivolgesse a me dandomi sempre del Voi. Anteponeva sempre le parole mistress o padrona, prima di pronunciare il mio nome. E la cosa con il tempo iniziava a provocarmi una certa dose di soddisfazione. Lo insultavo, rigorosamente sorridendo, e lui impazziva ancor di più per questo, perchè gli dava maggior senso di umiliazione e, quindi, gratificazione.

Quella sera ero arrivata completamente in nero: minigonna attillata lucida, camicetta, calze a rete autoreggenti e scarpe con tacchi a spillo. Lui non era nel suo solito impeccabile completo, ma indossava jeans e una camicia blu. Appena entrati in camera si è inginocchiato iniziando a baciare e leccare le mie scarpe e le mie caviglie. L'ho fatto spogliare e sdraiare in terra, mi sono seduta sul letto sollevando la gonna e slacciandomi la camicia e lentamente scorrevo con la punta delle scarpe sul suo viso e sul suo petto. Premevo con la suola sulle sue guance e calpestavo ripetutamente con i tacchi il suo petto, il suo addome, il suo sesso. E lui urlava, fremeva in gemiti di dolore (piacere). E tanto più urlava, tanto più mi eccitava calpestarlo e insultarlo.

Mi sono seduta sulla sua faccia, scostando il perizoma, stringendo le gambe, vedendolo sparire completamente nel mio sesso. Mentre mi leccava ho acceso una sigaretta, mi sono rimessa a sedere sul letto, l'ho fatto mettere sdraiato a pancia in giù e ho iniziato a infierire con i tacchi anche sulla sua schiena e tra le sue cosce, mentre con il palmo della mano rivolto verso me, faceva da posacenere.

Mi aveva regalato dei cioccolatini di finissima pasticceria e cosa c'era di meglio che vederglieli mangiare dalla suola delle mie scarpe dopo averli schiacciati in terra? Ero terribilmente eccitata nel vedere con quanta bramosia eseguiva qualsiasi cosa gli ordinassi di fare. E lui mi supplicava di fargli sempre più male, di insultarlo, di prenderlo a calci.

Di nuovo rivolto verso di me, prendevo il suo membro tra i miei piedi, comprimendolo, schiacciandolo, e più aumentavo la pressione più cresceva la sua erezione. Mi sono alzata in piedi a gambe aperte sopra di lui, ho lasciato scivolare la mia gonna sul suo petto e il perizoma, umido, sul suo viso. Mi sono seduta nuovamente sul letto e ho iniziato a masturbarmi mentre lui mi guardava e implorava i miei calci. Pensavo solo a toccarmi ed era divertente vederlo soffrire per quella mancanza di dolore-attenzione. Ma nell'apice del piacere mi sono scagliata su di lui con tutta la mia forza, calpesandolo violentemente sul collo, sul petto, prendendolo a calci nei fianchi e nelle reni. E lui gridava ed impazziva di piacere con me. Era felice.  L'ho fatto sdraiare sul letto vicino a me e l'ho baciato, con dolcezza. Quando i nostri respiri si sono fatti più calmi,  gli ho ordinato di togliermi le scarpe e ho inizato a massaggiare il suo corpo con i piedi. Li baciava, li leccava, li annusava. Li venerava... Mi sono sfilata le calze e mi lasciavo succhiare ogni dito, uno ad uno. Mi sentivo nuovamente eccitata. Impazzivo sotto le abili movenze della sua lingua sui miei piedi. Ho preso il suo viso tra i piedi e l'ho tirato piano verso me, per permettergli di regalarmi con la sua lingua e le sue mani nuovo piacere...

LaRugiada

venerdì, 28 ottobre 2005, ore 11:31

THESE ARE THE TOUGHTS - ALANIS MORISETTE

Oggi dopo tanto tempo ho riascoltato questa canzone e mi sono soffermata su alcune strofe...

Why is it so hard to be objective about myself?
Why do I feel cellularly alone?
Am I supposed to live in this crazy city?
Can blindly continued fear induced regurgitated life-denying
Tradition be overcome?
why do I say I'm fine when it's
Obvious I'm not? why's it so hard to tell you what I want?
Why can't you just read my mind?
Why do I fear that the quieter I am the less you will listen?
Why do I care whether you like me or not?
Why is it so hard for me to be angry?
Why is it such work to stay conscious and so easy to get stuck
And not the other way around?
Can I be with a lover with whom I am a student and a master?
Why am I encouraged to shut my mouth when it gets too close to home?
Why cannot I live in the moment?

Perché è così difficile essere obiettiva con me stessa?
Perché mi sento profondamente sola?
Sono tenuta a vivere in questa pazza città?
Possono essere superate le tradizioni ciecamente mantenute vive
E indotte dalla paura, ripetute meccanicamente
E che negano la vita?
Perché dico di star bene quando è ovvio che non è così?
Perché è così difficile dirti ciò che voglio?
Perché non puoi semplicemente leggermi nel pensiero?
Perché ho paura che più starò calma meno tu mi ascolterai?
Perché mi preoccupo se ti piaccio o meno?
Perché è così duro per me arrabbiarmi?
Perché è così difficile restare coscienti e così facile bloccarsi
E non c'è un altro modo?
Posso stare con un amante con cui sono allieva e maestra?
Perché vengo incoraggiata a chiudere la bocca quando mi avvicino troppo a casa?
Perché non posso vivere nel momento?

Ecco... direi che mi calza a pennello... oggi.

LaRugiada
P.link ¦ commenti (1) ¦ commenti (1)(popup)
categoria :

giovedì, 27 ottobre 2005, ore 23:37

benigni A "ROCKPOLITIC", LA TRASMISSIONE DI ADRIANO CELENTANO, QUESTA SERA C'ERA ROBERTO BENIGNI: SEMPLICEMENTE MITICO!!!!!!!!
LaRugiada
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : politica, televisione

giovedì, 27 ottobre 2005, ore 16:59

BDSM...

Ero in uno di quei miei periodi che amo definire “di estro”. Ossia, forse, periodi in cui presa da un po’ di noia o mancanza di particolari stimoli, ma comunque serena con me stessa, inizio a cercare qualcosa di particolare a cui interessarmi. Bazzicando come sempre in chat ed essendo incappata più volte divertita in quella che pareva la nuova moda sessuale dei chatter, che se non lo fai sei out, avevo deciso che avrei dovuto approfondire la mia conoscenza sul sadomasochismo e sul bondage.
E come al solito mi ero resa subito conto che se ne faceva un gran parlare, ma giusto per poter dire “l’ho fatto strano”. Quindi la maggior parte della gente che andavo a “studiare” non viveva questo genere di esperienze perché era realmente un suo personale modo di vivere ed intendere il sesso e la propria sessualità, ma più semplicemente per creare qualcosa di alternativo al solito menage. Era bastato ad esempio aggiungere al mio profilo una foto delle mie gambe inguainate in velatissime calze nere e scarpe con tacchi a spillo per ricevere valanghe di messaggi di aspiranti schiavi-servi-slave-zerbini-tappeti-tuttofare-leccapiedi. Ma la mia attenzione era rivolta un po’ su tutti i fronti. Quindi cercavo di calarmi alternativamente, a seconda dell’interlocutore di turno, nel ruolo di aspirante schiava o padrona, per cercare di coglierne, ovviamente, tutti i risvolti cerebrali, per capire fin dove si può spingere la mente umana.
E finalmente avevo trovato la prima persona che poteva fare al mio caso. Avevo trovato il mio… maestro di bondage. Era un uomo sulla quarantina, che aveva vissuto per 10 anni in un monastero buddista dove aveva appreso, tra l’altro, l’antica filosofia e arte del bondage. Arte che agli antipodi non era legata (in senso lato...) all’atto sessuale. Solo con il passare del tempo è stata poi sempre più associata al sesso e, in particolare, alle pratiche sadomasochistiche. E così avevamo stabilito che io sarei stata la sua allieva e lui il mio maestro, pardon Maestro. Sul piano personale capivo che era una persona con cui non mi sarei mai trovata. Stili di vita e di pensiero totalmente diversi. Ma comunque il confronto (a volte scontro) era sempre costruttivo e stimolante. E mettiamoci pure che fisicamente non era affatto male. Unica vera pecca: la lontananza. Non saremmo mai riusciti a concretizzare realmente una… “sessione” (come lui le chiamava) di bondage. Ma, per quanto potesse consentire il virtuale, avevo deciso di stare alle sue regole, visto che il risvolto cerebrale era la cosa che più mi premeva di capire e vivere sulla mia persona. E così passavamo molte sere davanti al pc e alla webcam e cercavo di comprendere la filosofia del dolore, della sottomissione, del totale annullamento della proprio personalità e, non ultimo, imparare a fidarsi affidandosi completamente nelle mani, nonchè nelle corde e nei nodi, del proprio Master. Mi piaceva l'idea che ogni corda e ogni nodo avesse un significato, come pure sapere che dopo l'uso le corde sarebbero rimaste come regalo a me. Con il tempo capivo che fidansodi completamente del proprio Master si riusciva a vedere quelle corde e quel dolore non come un sopruso o un calpestamento della propria dignità, ma come un particolare gesto d'amore che fa sentire liberi. Già... in teoria. In pratica però facevo molta più fatica ad accettare il fatto che una persona potesse provare piacere nel proprio dolore fisico. Ma per capire davvero lo dovevo provare. Mi comportavo come lui voleva. Ovviamente lui mi trattava con apparente freddo e impassibile distacco. E per una persona piuttosto egocentrica, emotiva e sempre bisognosa di conferme come me, era davvero difficile a volte non leggere nelle sue parole o nei suoi occhi alcun segno di compiacimento e approvazione. Ma avevo imparato a capire che la sua costanza con me era già un suo modo per dire che mi voleva. Finchè un giorno mi ha detto di procurarmi delle mollette (rigorosamente di legno, ovviamente. La plastica blocca il flusso dell'energia...) Era difficile riuscire a lasciarmi andare al suo volere così, vedendolo semplicemente sullo schermo, senza sentire la sua presenza fisica. Ma dovevo stare al gioco. Mi ha fatto spogliare completamente nuda e dopo un lungo rituale di respirazione (per rilassarmi e raccogliere l'energia) ha iniziato a ordinarmi di pinzare le mollette sul seno, vicino ai capezzoli. Proprio a me, che in certi giorni sono così sensibile che il seno mi fa male solo a sfiorarlo. Dovevo superare la paura del dolore. Ora dovevo pinzare le mollette proprio sui capezzoli. In pochi istanti ho sentito un dolore fortissimo, acuto, e la temperatura del corpo aumentare rapidamente, tanto che ho iniziato a sudare. Mi mancava il fiato, ma lui mi ordinava di continuare a fare lunghi e profondi respiri. Sentivo il mio corpo diventare molle, le forze cedermi. Dopo qualche minuto però il dolore sembrava anestetizzato. Avevo la sensazione di non avvertire più quella fitta atroce, ma solo delle fortissime vampe di calore. Così ho iniziato lentamente a rilassarmi. Ora volevo capire cosa provava lui. Tenevo lo sguardo fisso sui suoi occhi. E notavo un lento ma costante cambiamento nel suo sguardo. Sì, era eccitato. Assolutamente controllato nei modi e nelle parole, ma eccitato e pieno di ammirazione. Intanto altre mollette si aggiungevano intorno ai capezzoli e poi sul mio sesso, prima sulle labbra e poi sul clitoride. E nuovamente una fitta atroce. Il respiro era di nuovo affannato, e il sudore mi bagnava la fronte. Altri lunghi attimi per riuscire a riprendere il controllo. Poi l'ordine di iniziare a masturbarmi, e la mia sorpresa nel sentire quanto fossi bagnata. Poi, quando capiva dalle mie espressioni che il piacere era vicino, mi ordinava di fermarmi. Il suo sguardo nel frattempo si era come addolcito, oltre che visibilmente eccitato. E questo, dopo essermi annientata, mi gratificava in modo indescrivibile. Ho ripreso a masturbarmi dietro suo ordine di non fermarmi finchè non avrei raggiunto l'orgasmo. Ed è stato un orgasmo intenso e prolungato. Una liberazione. Lui finalmente sorrideva e mi diceva "brava....". Poi si è acceso una sigaretta e un incenso e ha detto "Per questa sera può bastare". E mi ha fatto togliere una ad una tutte le mollette. Il seno era indolenzito, i capezzoli incredibilmente tesi e lievemente sanguinanti. Ma stavo bene. Cosa ho imparato? Forse che il dolore, e quindi la paura del dolore, si possono controllare senza venirne sopraffatti.

LaRugiada

mercoledì, 26 ottobre 2005, ore 10:45

DECALOGO PER IL PERFETTO CHATTER.
Ieri alla domanda di un amico “Come sei vestita oggi?” sono trasalita ricordandola come una delle domande più frequentemente gettonate nel vario, variopinto e a volte avariato, mondo delle chat.
Ho sorriso, dicendomi e dicendogli, che dovrei proprio decidermi a scrivere qualche considerazione al riguardo. E cosi mi sono divertita a buttare giù qualcosa di tutto quello che può essermi capitato di sentire, pardon, di leggere, in cinque anni di pressoché assidua frequenza in questo pazzo mondo.
Ho stilato una hit-parede piuttosto veritiera, cronologica ed ironica delle più diffuse… “Domande da non fare se vuoi conquistare una donna in chat”:
- Cosa fai di bello nella vita (cosa cavolo vuol dire “di bello”??)
- Come sei fatta fisicamente? (2 braccia, 2 gambe, 1 testa… ma questo conta poco!)
- Cosa cerchi qui?
- Sei fedele?
- Come sei vestita oggi?
- Di che colore sono le tue mutandine oggi?
- Slip o perizoma?
- Collant o autoreggenti?
- Sopra o sotto?
- Ti va di bere un caffè insieme (eddai, spilorci, almeno una pizza no? ;-) )
- Ti va di fare sesso al telefono? (è la variante al caffè??)
- Ti piace il sesso orale? (ehm… sempre quello fatto al telefono??)
- Ti piace il sesso anale?
- Ce l’hai depilata?
- Ti piace far pipì in faccia ad un uomo? (ohibò! Riferito ad altri modi meno poetici di intendere la rugiada)

Da qui la sempre più consapevole constatazione che è poi diventata un mio motto: “Si capisce molto di più di una persona dalle domande che fa, piuttosto che dalle risposte che dà”.
E infatti una domanda molto diffusa, sentendo andare i miei interlocutori in panico, è anche:

- Ma tu non mi chiedi mai niente? Non sei curiosa? (dovrei????)

Ovviamente oltre alle domande ci sono anche le parole o le frasi storiche, sfruttate fino alla nausea, del tipo:
- Sei molto intrigante
- Sono tutto da scoprire (purtroppo molto abusata anche dalle donne)
- Non cerco niente in particolare, solo amicizia, poi chissà…
- Non si è mai lamentata nessuna (giuro che quando sento un uomo che dice così non posso fare a meno di ridergli in faccia. Ma cosa cavolo vuol dire???)
- Non te ne pentirai
- Ti farò impazzire

Per fortuna, come nel mondo reale, esistono anche persone eccezionali di tutt’altro spessore.

chat

LaRugiada
P.link ¦ commenti (9) ¦ commenti (9)(popup)
categoria : citazioni, chat

martedì, 25 ottobre 2005, ore 23:49

Febbraio 2005
Dopo il nostro primo incontro a pranzo avvenuto un paio di settimane prima, era finalmente giunto il giorno del nostro appuntamento. Benché avessi già avuto la mia prima volta, ero terribilmente elettrizzata ed emozionata all’idea di vivere questa nuova avventura.
Paolo era venuto a prendermi da solo al posto stabilito. La cosa inizialmente mi ha un po’ spaventato, ma poi mi ha subito tranquillizzato dicendomi che Ilaria sarebbe arrivata da lì a poco.
Aveva le chiavi di casa di Ilaria, così intanto siamo entrati. La situazione mi creava un certo imbarazzo. Non è così che l’avevo immaginato. La mia mente contorta già si figurava qualche gioco di coppia perverso. Ma scacciavo con forza questi assurdi pensieri. Lui così composto, così pacato nei modi, gentile e affabile, tutto preciso nel suo completo grigio. Chiacchieravamo del più e del meno, poi ha iniziato a parlarmi un po’ di Ilaria. “Sai, inizialmente la vedrai piuttosto agitata e imbarazzata, ma sono sicuro che con il tuo sorriso e i tuoi modi dolci la farai subito sentire a suo agio”. E così, tanto per cambiare, mi ritrovavo a dovermi calare nel ruolo della donna vissuta che non ha mai paura di niente. Il cuore andava a mille, ma non c’era tempo di pensare a lui, dovevo semplicemente… vivere! Nel mentre sentivo la porta aprirsi e un “Ciao...”. Passi calmi lungo il corridoio ed eccola lì, sorridente, più bella di come già me la ricordavo. Indossava dei jeans a vita bassa, un dolcevita bianco aderente che metteva in risalto le splendide forme del suo seno, e stivali neri. Non un filo di trucco, i capelli sciolti che le cadevano sul viso, e quel suo leggerissimo strabismo così maledettamente sensuale. Paolo le ha dato un leggero bacio tra i capelli. Anche io mi sono alzata per salutarla, porgendole i due classici baci sulle guance. Lei molto ospitale voleva a tutti i costi preparare un caffè. Avevamo bisogno entrambe di stemperare la tensione e di entrare in sintonia. Così nell’attesa del gorgoglìo della caffettiera stavamo tutti e tre seduti su quel piccolo divano della sua cucina a chiacchierare. Lei ovviamente era seduta nel mezzo, tenendo la sua mano in quella di Paolo. Dopo il rituale del caffè Paolo iniziava ad abbracciare Ilaria in modo più caloroso, a darle piccoli bacini dietro il collo. “Allora ragazze, ditemi le vostre impressioni. Come vi sentite? Vi piacete?” Aveva capito che toccava a lui farci avvicinare, sciogliendo così l’imbarazzo del primo passo. Poi tutto sarebbe stato più facile. Ha iniziato a baciare Ilaria, stringendola in un abbraccio del quale mi ha reso subito partecipe. Ha avvicinato lentamente con la mano il mio viso ai loro e ha lasciato che le mie labbra si sostituissero alle sue nel baciare Ilaria. Che sensazione… Il profumo dolce della sua pelle e dei suoi capelli mi inebriava. Mi insinuavo dolcemente con la lingua tra quelle labbra incerte, tenendole il viso tra le mani, accarezzando piano i suoi capelli. Sentivo crescere il suo respiro e il suo seno premere contro il mio. Paolo si è stretto nel nostro abbraccio e le nostre lingue hanno iniziato a danzare l’una con l’altra.
Il divano presto è diventato scomodo e così siamo andati nella camera da letto. Era piccola e semplice, ma calda e accogliente, con le tendine azzurre alla finestra. Alleggiava nell’aria ancora un certo imbarazzo, che Paolo nuovamente aveva saputo sciogliere aiutando Ilaria nel togliersi la maglietta, prendendo poi la mia mano per posarla sul suo seno. Era così bella che non ho saputo resistere dal baciarla di nuovo. Le accarezzavo il seno, facevo scorrere lente le mie dita in quel meraviglioso incavo per poi risalire e disegnare il bordo del suo reggiseno. Lei nel frattempo mi slacciava la camicia e la gonna, mentre Paolo le stava calando i jeans. Ben presto ci siamo ritrovati tutti e tre nudi. Non potevo smettere di guardare il corpo di Ilaria. Era l’incarnazione della femminilità, con quel seno così prospero, che lasciava intuire i segni dell’allattamento, i capezzoli purpurei e turgidi che non avrei mai voluto smettere di suggere, la vita stretta, i fianchi generosi, quel piccolo tatuaggio a forma di cuore con incise le loro iniziali… persino la cicatrice dell’appendicite mi ispirava sensualità allo stato puro. Il suo pelo scuro, curato, le sue gambe lisce. Era perfetta. Mi sentivo così inadeguata e insignificante al suo pari. Eppure lei mi cercava con i suoi baci, con le sue mani. Voleva me, il mio corpo. Paolo era visibilmente eccitato e i suoi baci intensi e prolugati, diversi da quelli dolci e leggeri di Ilaria, non potevano fare a meno di eccitarmi ancor di più. Ormai mi sentivo totalmente a mio agio, e trovarmi a baciare il sesso di Ilaria mi è sembrato improvvisamente la cosa più naturale al mondo. Non c’era ambiguità, né volgarità. Mi sembrava di averlo sempre fatto, tanto ci provavo gusto.

Gauguin-ciumenta

Era incredibile scoprire il corpo di una donna che non fossi io. Così uguale a me, eppure così diversa. Cercavo di capire il modo giusto di toccarla e leccarla, andando inevitabilmente a concentrarmi nei punti che provocano maggior piacere a me. E sicuramente la cosa le piaceva, sentivo il mio viso completamente umido dei suoi umori, la sentivo ansimare e contorcersi e il fatto che Paolo fosse poi arrivato a baciarla insieme a me nel momento del suo orgasmo mi esaltava ancor di più. Erano una coppia molto affiatata e non c’erano gelosie e questo mi piaceva perché mi sentivo libera di muovermi come più preferivo. Era uno spettacolo meraviglioso osservarli mentre facevano l’amore. Mi toccavo, e loro mi osservavano e mi incitavano. Era sublime vedere il sesso di Paolo completamente avvolto e risucchiato da quello di Ilaria, con movimenti sempre più veloci e profondi fino a sentire i lunghi gemiti di piacere di Paolo. Ed io nel frattempo non avevo saputo resistere ed avevo raggiunto l’orgasmo così, da sola, toccandomi guardando loro. E mentre Paolo era in bagno Ilaria ha preso da una scatola nell’armadio un fallo di gomma e sorridendo l’ha strusciato lievemente sul mio pelo… “Vuoi?” Ho risposto semplicemente con un lungo sospiro, buttando le braccia dietro alla testa e divaricando le gambe. E così ha iniziato a penetrarmi, leccando e succhiando ripetutamente il mio clitoride. Ed io ero in balìa delle sue movenze e della sua femminilità.
Stavo vivendo un sogno. Potevo finalmente stringere e baciare quel corpo di donna che tante volte nelle mie fantasie solitarie avevo sognato. Potevo respirarne il profumo, accarezzarne la morbidezza, delinearne i delicati profili…
Quel primo incontro avrebbe presto avuto un seguito…

LaRugiada
P.link ¦ commenti (3) ¦ commenti (3)(popup)
categoria : calde notti

martedì, 25 ottobre 2005, ore 16:54

Per la serie "A volte ritornano" ... Dopo 4 anni di silenzio quasi assoluto, salvo qualche amabile chiacchierata di tanto in tanto in ricordo dei bei vecchi tempi, eccone qui un'altro che torna insistentemente a punzecchiarmi con sms e telefonate nostalgiche del tipo "Ma ti ricordi che emozione il nostro primo bacio?" oppure "Dopo averti risentito ho in mente fissi come un tarlo i tuoi occhi belli", oppure ancora "Se non fossimo stati così lontani non ti avrei mai lasciata". E tutto ad un tratto mi ritrovo insolitamente fredda e cinica e penso tra me e me: non sarà che non trova nessuna alla mia altezza (ammesso poi che io valga più di altre) con cui divertirsi e torna all'ovile? Certo, anche io ho vissuto momenti indimenticabili, splendide emozioni ma... che gusto avrebbe ora, ritrovarsi a cucire un rapporto finito 4 anni fa? Sarebbe come l'anno scorso con G. quando, dopo un anno di assenza, abbiamo deciso una rimpatriata con tanto di pasticcini e spumante per festeggiare il mio compleanno. Bellissimo come sempre, con i suoi occhi verdi con sguardo alla James Dean e capelli brizzolati alla George Clooney. Un salto nel passato dolce e divertente che però è stato ovviamente carente di quella magia che si era creata all'epoca, riducendo il tutto a una semplice e sana (?) scopata.

Indubbiamente mi sento lusingata di sapere che, a distanza di tempo, c'è chi ancora si ricorda di me e della nostra storia con nostalgia, affetto e, pure, una certa dose di eccitazione. Mi piace credere di aver lasciato un piccolo ma indelebile segno di me in queste persone. Ma credo che... quando la minestra è riscaldata non è più buona come prima... O forse dico così solo perchè sono io che non provo più impulsi per queste persone... Mah...

LaRugiada

martedì, 25 ottobre 2005, ore 14:55

03/10/05

Quella sera ero già in pigiama e vedevo in tv “La passione di Cristo”. Il tono malizioso dei nostri sms si faceva sempre più in contrasto con le immagini crude e toccanti che trasmetteva il video, tanto che alla fine ho spento, chiedendoti se ti andava una chiacchierata in chat, sapendo che era la tua unica serata di riposo dal lavoro.
“Arrivo tra 10 minuti, sono uscito a comprare le sigarette”.

“Ok, ti aspetto nella stanza: punto di partenza”.
Ti ho risposto mentre già accendevo il computer.
“Punto di partenza: motel. Vestiti al volo. Ti aspetto al parcheggio”.

Pazzo! Oddio! Pazzo, pazzo, pazzo! Era l’unica cosa che riuscivo a pensare. Ho iniziato a ridere e piangere e a girar per casa in preda ad un’eccitazione senza eguali. Non ho idea di come sia riuscita a vestirmi, pettinarmi e truccarmi in 10 minuti. Ma non aveva importanza. Sarei corsa da te anche in pigiama. Cadeva una leggera pioggerellina, ma sono uscita senza ombrello. Da quando mi hai detto che ami la pioggia, ho imparato anche io a guardarla con altri occhi. L’aria era fredda ma ero così emozionata che non sentivo il freddo. Anzi, sono arrivata nella tua macchina accaldata, sudata e con il fiatone. Non la smettevo di guardarti e di ridere e di dirti che eri completamente pazzo. Ti sarò apparsa ridicola nella mia agitazione, nel mio sorridere ostentato e prolungato, ma era una felicità incontenibile quella di poterti rivedere. Tu eri serio e sereno. La tua determinazione e il tuo desiderio di voler fare l’amore con me quella sera erano assolutamente evidenti. E questo mi stupiva e mi riempiva d’emozione, i tuoi sguardi mi toglievano il fiato.

 Stanza n. 18. “Perdonami se non posso offrirti un luogo più degno per te, come meriteresti, ma questo è davvero l’unico posto in cui possiamo stare tranquilli e comodi”. Eri così dolce e premuroso… Finalmente potevamo abbracciarci stretti e baciarci. Finalmente potevo sentire il calore del tuo corpo contro il mio. I nostri vestiti cadevano lenti in terra, mentre ci baciavamo, mentre ridevamo di gioia ed eccitazione. Ero ebbra del profumo della tua pelle, irresistibilmente attratta dalla bellezza del tuo corpo e del tuo sesso. Volevo amarti in tutti i modi, volevo che quella notte, quell’ultima notte insieme, fosse un concentrato di tutto quello che avremmo potuto fare e avere insieme in un’altra vita, in un altro mondo.

Ci amavamo in modo intenso, forte, sanguigno e subito dopo passavamo lunghi attimi a guardarci negli occhi, in silenzio, immobili, respirandoci, stanchi ed emozionati. Le nostre anime si parlavano… I nostri corpi e i nostri sguardi potevano finalmente sentirsi un’unica cosa, senza più filtri, o paure o inibizioni. Tutto il resto ora non esisteva. C’eravamo solo noi, con la nostra felicità.  Avrei voluto che quella notte non finisse mai per avere il tempo di vivere tutto ciò che avevamo fantasticato da quando ci siamo conosciuti. Fantasie solo in parte confessate, ma che so ci avrebbero trovato sempre in assoluta sintonia.

"Guidami..." mi dicevi, mentre facevo scivolare le mie dita con le tue sul mio sesso. Mi mandavi il sangue alla testa, sentivo che volevi entrare in me, nel mio mondo, nel mio piacere. Ti sentivo completamente mio, capivo che ti saresti affidato completamente a me, al mio volere, al mio piacere. "Dio cosa mi fai..." ti ho detto sollevandomi di scatto per trovarti sdraiato sotto di me, baciandoti con impeto, stringendoti in un forte abbraccio affondando le mie unghie nella tua schieda. Non ti avrei lasciato più andare via, ti osservavo dall'alto, eretta a cavalcioni sopra di te. Volevo giocare, ti provocavo con gli sguardi, non ti permettevo di toccarmi. Solo io potevo baciarti, ma tu dovevi restare fermo. Mi piaceva la tua aria divertita ed eccitata. Volevo sentirmi la tua regina, e la tua gheisha. Volevo darti il più sublime dei piaceri, e prenderne altrettanto da te.

L'elemento acqua era stato una costante del nostro rapporto e allora perchè non fare la doccia insieme, ora, proprio come l'avevamo sognata? Ero allegra. Con te mi sentivo bambina, donna, femmina. Amavi ogni mio gesto, ogni parte del mio corpo. L'acqua scivolava calda sui nostri corpi. Ci insaponavamo a vicenda, lentamente, baciandoci, toccandoci. Provavo un'eccitazione quasi animale per quanto mi attraeva il tuo corpo bagnato e scivoloso e allo stesso tempo sentivo amore e tenerezza allo stato puro. Era splendido sentire le tue mani che scivolavano sui miei seni, sui miei fianchi, tra le mie cosce... Persino il semplice gesto di passarti l'asciugamano assumeva un significato particolare in quel momento. Volevo prendermi cura di te, come tu lo facevi con me...

Ed ora che la doccia ci aveva rinfrescati, cosa c'era di meglio di un po' di coccole sotto le lenzuola ancora calde della nostra passione? Mi sentivo così felice, amata e protetta stretta tra le tue braccia, avvolta dal tuo calore... Chiudevo gli occhi, immaginando di poter addormentarmi così e poi di risvegliarmi e trovarti ancora lì, con me, al mio fianco, per sempre... Ma non potevo rovinare la serata pensando a cosa sarebbe stato il domani. "Dai, fumiamoci una sigaretta, hai resistito tutta la sera senza fumare..."

"Ciao, stanza n. 18..." Pioveva, eravamo sereni e silenzioni, con la mano nella mano, mentre guidavi lento, lanciandomi spesso lunghi sguardi. Arrivati al parcheggio ci siamo scambiati gli ultimi fugaci, intensi, dolcissimi baci. Ti sentivo felice e pieno di energia, non mi lasciavi andare via. Dio... I tuoi occhi... "Ciao..." e sono uscita dalla macchina, felice, canticchiando... Pioveva... Davanti a me per un istante le ombre dei fari della tua macchina... Non mi sono voltata a salutarti... Odio gli addii... Amo te...

LaRugiada
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : amore

lunedì, 24 ottobre 2005, ore 23:32

Mi chiedo perchè ora, a distanza di tempo, mi risulti così difficile far venire fuori i ricordi e le emozioni vissute insieme. Vorrei continuare a rivivere senza fine ciò che ho avuto la fortuna di provare con te. Ma i ricordi giorno dopo giorno si annebbiamo, e questo mi fa star male. Non voglio dimenticare. Non riesco ad uscire da questo senso di apatia e di vuoto che mi affligge. Rileggendo invece le mail che ci scrivevamo, mi stupisco di come in quei momenti, proprio nell'attimo in cui vivevo l'emozione, riuscivo a scrivere di getto, come un fiume in piena, ogni pensiero, ogni slancio, ogni sensazione. Vorrei tornare a provare quelle sensazioni, vorrei sentirmi scossa da questo torpore, vorrei che tu fossi ancora qui ad amarmi, vorrei sentire la tua voce, le tue risate, i tuoi silenzi, i tuoi occhi, le tue mani...

Questa è una mail che ti ho scritto il 29/08/05. Bisogni che sento ancora così forti, ma che non riesco più ad esprimere a parole:

Vado a fare la doccia con la sensazione che sarà un rituale mai vissuto prima d’ora.
Apro l’acqua calda e vorrei che questa doccia avesse il potere di lavare dalla mia testa ogni traccia di te. Penso, anzi, mi impongo di pensare, che sarebbe meglio se non ti avessi mai conosciuto, perché la perdita è infinitamente più struggente della scoperta.
Ma non appena l’acqua inizia a scorrere sul mio corpo riaffiora nella mente la nostra fantasia di una doccia insieme, tu che mi dici che vorresti prenderti cura di me, pensare tu a tutto senza permettermi di muovermi. Ricordo queste tue parole ed è subito un brivido… Chiudo gli occhi e nuovamente entro in quello stato trascendentale che non avevo mai provato prima di te, e ti sento… sento esattamente le tue mani forti, ruvide, ma così dolci e delicate che mi accarezzano, mi proteggono, mi insaponano. Le vedo muoversi lente sul mio seno, sui miei fianchi. Sento i tuoi baci caldi che mi sfiorano il collo e le spalle, sento che il mio corpo si trasforma in un bocciolo di rosa nelle tue mani. Mi sento la più bella tra le belle. Non faccio più a pugni con questo corpo che non vorrei, che forse non ho mai molto amato, perché improvvisamente tu lo ami, e te ne prendi cura come se fosse la cosa più preziosa che tu abbia mai toccato. Il tuo abbraccio mi riempie l’anima, mi sento invasa e pervasa di energia, di calore, di amore. I nostri corpi e le nostre anime si fondono in un’entità unica e vibrano e si liberano nell’aria…
Non posso dire quanto tempo sia trascorso. Forse solo una manciata di secondi, forse lunghi minuti, quello che provo è impossibile da descrivere, ma so che tu sai capire perfettamente ciò che ho sentito. Riapro gli occhi e sto piangendo. È un pianto di felicità, o di disperazione. Non so. Non lo so decifrare. Forse è ciò che prova un bimbo appena nato quando piange. La gioia di essere al mondo, la consapevolezza di essere viva e di aver provato la gioia primordiale, limpida, autentica, spirituale, sublime dell’amore. Ma anche il senso assoluto di smarrimento, svuotamento nel capire, senza riuscire ad accettare, che tutto quanto di più bello può esserci nella vita, debba esserci sottratto così. Cerco di scacciare con forza ogni pensiero dalla mente e rimango ad osservare l’acqua che scorre e che scivola dal mio corpo e tra le mie mani.
Chiudo poi l’acqua, sto per infilarmi nell’accappatoio ma mi soffermo a guardare le goccioline che lente scendono sul mio corpo, creando strane forme, mentre un brivido leggero di freddo mi provoca un fremito. E di nuovo penso a come mi guarderesti tu ora… Con quale sguardo osserveresti i miei capezzoli resi turgidi dai brividi, la mia pelle bagnata, il mio corpo tremante e profumato…
E’ questo quello che provava Don Chisciotte per la sua Dulcinea? O Dante per Beatrice? E’ questo che ha spinto poeti e cantanti a scrivere d’amore? Vorrei parlarti in musica e poesia, perché mi sento così piccola da non riuscire a trovare le parole per esprimere tutti gli stati d’animo che provo…

LaRugiada
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria : amore